Sfatare i miti sulla terapia di neurofeedback

Immagine di un sintonizzatore cerebrale di neurofeedback che lavora a distanza per assistere un cliente con PTSD
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Scritto da: Dr. Starr, MD, FAACAP

Dott. Starr è un medico, psichiatra e neuroscienziato computazionale che si occupa di Brain-Computer Interface e Neurofeedback dal 1990.

Affrontare le idee sbagliate: Sfatare i miti sulla terapia di neurofeedback

La terapia di neurofeedback, una tecnica non invasiva che ha lo scopo di insegnare al cervello a funzionare in modo più efficiente, è stata costantemente riconosciuta dagli appassionati di salute, dai sostenitori della salute mentale e da chi cerca il benessere. Tuttavia, nonostante la sua crescente popolarità e i suoi comprovati benefici, numerosi miti e idee sbagliate continuano a offuscare la comprensione pubblica di questa terapia innovativa. Questo articolo cerca di sfatare questi miti, facendo luce sul neurofeedback grazie a prove scientifiche e opinioni di esperti.

Mito 1: il neurofeedback è solo una moda della nuova era

Realtà: Il neurofeedback non è un prodotto del movimento new-age, ma una pratica scientificamente fondata che affonda le sue radici all'inizio del XX secolo. Il suo fondamento risiede nei principi del biofeedback e del condizionamento operante e gli studi condotti negli anni '60 e '70, in particolare da Barry Sterman e altri, ne hanno dimostrato l'efficacia. Oggi è supportata da decenni di ricerche che ne dimostrano l'utilità per migliorare diverse condizioni neurologiche, dall'ADHD all'ansia e all'epilessia.

Mito 2: il neurofeedback funziona solo per specifici problemi di salute mentale

Realtà: Mentre gran parte delle prime ricerche sul neurofeedback si concentravano su condizioni come l'ADHD e i disturbi convulsivi, gli studi contemporanei ne hanno ampliato l'applicabilità. È stato dimostrato che il neurofeedback è utile per un'ampia gamma di problemi, tra cui la depressione, l'ansia, il PTSD, i disturbi del sonno e persino il miglioramento delle prestazioni cognitive in individui sani. Questa ampia applicabilità sottolinea la flessibilità del neurofeedback nell'affrontare vari aspetti della salute mentale e della funzione cognitiva.

Mito 3: i risultati del neurofeedback sono solo effetti placebo

Realtà: I critici spesso sostengono che i miglioramenti riscontrati con la terapia di neurofeedback potrebbero essere il risultato di effetti placebo, in cui la semplice convinzione dell'efficacia della terapia porta a risultati positivi. Tuttavia, studi scientifici rigorosi mettono in discussione questa idea. Gli esperimenti controllati, in cui le sessioni di neurofeedback vengono confrontate con la terapia sham (falsa), hanno costantemente dimostrato che il neurofeedback porta a miglioramenti oggettivi e misurabili della funzione cerebrale e dei sintomi clinici, al di là di quanto possa essere attribuito ai soli effetti placebo.

Mito 4: il neurofeedback è invasivo e rischioso

Realtà: Uno degli aspetti più interessanti del neurofeedback è la sua non invasività. A differenza di altre terapie e trattamenti per le condizioni neurologiche, il neurofeedback non comporta l'uso di farmaci, interventi chirurgici o altre forme di intervento fisico che potrebbero causare danni. I partecipanti vengono semplicemente collegati a elettrodi che monitorano l'attività cerebrale; ricevono un feedback in tempo reale e imparano a regolare i loro schemi cerebrali di conseguenza. Gli effetti collaterali sono minimi o inesistenti, il che lo rende un'opzione sicura per la maggior parte degli individui, compresi i bambini.

Mito 5: La terapia di neurofeedback impiega molto tempo per mostrare i suoi risultati

Realtà: La durata e l'efficacia della terapia di neurofeedback possono variare notevolmente da un individuo all'altro, a seconda di vari fattori come la condizione da trattare, il protocollo specifico utilizzato e le differenze individuali nella plasticità cerebrale e nei tassi di apprendimento. Mentre alcuni individui possono notare miglioramenti nel giro di poche sedute, altri possono aver bisogno di un periodo più lungo per vedere cambiamenti significativi. Tuttavia, l'idea che il neurofeedback richieda universalmente un tempo eccessivamente lungo per produrre risultati è inesatta. Molti pazienti riscontrano benefici evidenti entro 10-20 sedute.

Conclusione

La terapia con neurofeedback rappresenta un approccio promettente e scientificamente supportato per migliorare la salute mentale e le prestazioni cognitive. Superando questi miti comuni ed esaminando le prove, risulta chiaro che il neurofeedback offre uno strumento prezioso, sicuro ed efficace nel più ampio spettro degli interventi terapeutici.

Per coloro che sono incuriositi dalla possibilità di migliorare la funzionalità del proprio cervello, l'esplorazione del neurofeedback con un professionista formato e certificato può fornire un'affascinante finestra sul potenziale non sfruttato del nostro organo più vitale: il cervello. Consultate sempre i professionisti della salute per capire come il neurofeedback possa inserirsi nei vostri piani di benessere o in quelli dei vostri cari.

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